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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Editoriale di G. BELVISO del 25/02/2008 19:15:28
Le colpe della Juve

 

Di seguito l’articolo di Luciano Moggi che verrà pubblicato sul numero di “Stadio goal” del 26/02/2008 in occasione del derby:

LA JUVE STANCA DI SCONTARE COLPE,
MA SONO QUELLE CHE HA VOLUTO SUBIRE.
TRA TORO E JUVE DERBY AL CALOR BIANCO

Si poteva arrivare in maniera meno tumultuosa a questo derby, che di suo vive già come tutti sappiamo di una speciale tensione. E invece il diavolo (ma non è il diavolo) ci ha messo lo zampino, soprattutto sulla sponda juventina. E stavolta Cobolli Gigli e Blanc hanno trovato la forza di protestare e di scrivere, ma c’è un punto della lettera che non mi convince affatto e credo che non abbia convinto per niente la grande massa dei tifosi juventini. A Federcalcio e Aia il presidente della Juventus e l’ad Blanc parlano di danni irreversibili, dell’assenza di serenità da parte degli arbitri nei confronti della squadra e poi aggiungono che “la Juventus non può continuare a pagare colpe per le quali ha già scontato una pena estremamente severa e dalla quale si sta risollevando anche grazie alla passione dei propri tifosi, che legittimamente chiedono rispetto”. Beh qui ci sarebbe voluto uno scatto di coraggio che non c’è stato, l’ attestazione pubblica che contro quella pena severa e non meritata (di cui a precedenti esplicite dichiarazioni di Cobolli Gigli) non c’è stata alcuna difesa da parte della Società. E se questo è vero com’è vero, se questo è stato voluto espressamente da Montezemolo (vedi dichiarazioni di Blatter), se l’avvocato della Juve chiese egli stesso la “congrua” pena della B, se la Juve dopo averlo annunciato ritirò il ricorso al Tar e non volle prendere in considerazione i ricorsi ad organismi di giustizia sopranazionali, che sicuramente li avrebbero accolti, adesso non si può lamentare di quello che ha subito, che ha accettato e voluto. Le colpe che la squadra sta ancora pagando derivano tutta dalla resa incondizionata, dalla rinuncia incomprensibile a difendersi da una sentenza che concludeva così: NON E’ STATO ACCERTATO ALCUN ILLECITO. Cosa dunque doveva pagare la Juve e cosa dovevano pagare i suoi dirigenti? Assolutamente niente. Cobolli Gigli e Blanc me lo permetteranno, ma non mi è parso felice il riferimento alla “passione dei propri tifosi grazie alla quale – dice la lettera – la Juve si sta risollevando”. I tifosi che conosco io sono quelli che hanno condotto una battaglia estrema, disperata per la prosecuzione ad ogni livello dei ricorsi contro la sentenza, contro le condanne, una battaglia mai finita, tuttora in corso e che ha avuto su fronte opposto l’attuale management della Juventus. A che vale richiamare la passione dei tifosi che avrebbero voluto ben altro, e tuttora lo vorrebbero, a difesa del nome, degli scudetti e delle glorie della Juve? Il club si è chiuso a riccio ed ora scopre che non può più continuare a pagare quelle colpe. Mi viene una grande delusione da Cobolli Gigli e da Blanc che mi danno l’impressione di voler raccattare qualcosa dei loro errori, ma di non saperlo neanche fare. Agli attuali plenipotenziari bianconeri voglio anche ricordare che proprio su quella accettazione delle sentenze, tradotta purtroppo come riconoscimento di colpevolezza, Moratti ha costruito l’autoassegnazione di uno scudetto, quello regalatagli da Guido Rossi, già componente del Cda dell’Inter, e la serie infinite di accuse e di calunnie, come quel riferimento alla presunta banda di truffatori per uno scudetto perso solo dalla sua armata brancaleone dell’epoca, senza alcun ricordo (bella faccia tosta) della condanna patteggiata e quindi ammessa (questa sì) da Oriali per i documenti contraffatti di Recoba (passaporto, e patente). Questa è la situazione che Cobolli Gigli e Blanc hanno voluto e sulla quale ora versano lacrime di coccodrillo o alibi non presentabili.
Sabato sera ho sentito richiamare da un conduttore della Rai il cosiddetto stile juve, con la sottile malevolenza che ora è tutta un’altra cosa rispetto ad un altro dopopartita di Reggio. Quel riferimento poteva valere solo come nota statistica, ma è stato preso invece come emblema della differenza di stile. Al di là di qualche dissomiglianza di tono a me sembra che la sostanza sia la stessa: una dura e giusta reazione da parte della Juve, con il viso di Cobolli Gigli che si faceva sempre più esacerbato man mano che le sue parole scendevano giù come pietre, e qualche ora dopo la lettera di cui ho detto. Al succitato conduttore vorrei dire che l’aplomb va bene fino a che non si colma la misura, e a Reggio la misura si è colmata di brutto e la colpa è solo dell’arbitro, delle sue scelte, dei suoi errori.Vorrei inoltre sottolineargli che PAPARESTA,autore della prestazione che tutti ormai conoscono,si prese le nostre accalorate rimostranze,ma non fu chiuso affatto negli spogliatoi come da tutti gli addetti ai lavori,REGGINI,dimostrato e testimoniato.In proposito mi viene spontaneo riportare una battuta di Cucci nel dopo partita di sabato(uno che di calcio se ne intende e non solo…al contrario del soggetto di cui sopra):”L’arbitro Dondarini sarebbe stato da murare negli spogliatoi”Naturalmente una battuta:speriamo non ci sia un capo di imputazione!E’ comunque lo specchio di una classe arbitrale che sotto la direzione di Collina si è fatta assolutamente mediocre e non si può dire che ciò dipenda da quelli che sono andati via, perché la confusione prende anche gli arbitri più esperti, o soprattutto questi. Cobolli Gigli si è allineato con Galliani nella richiesta di arbitri stranieri ma non si è spinto a chiedere il benservito a Collina, come a questo punto dovrebbe essere consequenziale, e come ha chiesto espressamente Xavier Iacobelli su Quotidiano.Net. La strategia dei reggitori del calcio, che sono quelli di prima, è sempre la stessa: aspetteranno che passi la buriana, e che torni la quiete, ma nel frattempo il danno resterà nella saccoccia di chi l’ha subito.
In questa situazione di enorme subbuglio viene a cadere il derby stracittadino, dove anche il Torino non ride, e poco è mancato che non piangesse lacrime amare. Nel 4-4 con il Parma si sono cercate le definizioni più adatte: gara spettacolare, pirotecnica, qualcuno l’ha considerata persino divertente, ma di divertimento in casa Torino ce n’è stato poco. Sul 4-1 una bandiera abbrunata è sembrata calarsi sull’Olimpico, e sarebbe stata sportivamente una tragedia, perché avrebbe ripiombato il Toro in piena zona retrocessione, in forza anche del salto in avanti che avrebbe fatto il Parma. Poi i granata si sono rialzati ma la partita è proceduta sul filo del cardiopalmo. Il Toro rimane lì, non fa il balzo in classifica che sperava, non sfrutta la gara casalinga e Cairo, buon per lui, si accontenta di notare che per una squadra che non segnava, i dieci gol fatti in quattro partite debbono essere più che soddisfacenti. Cairo dimentica i gol subiti, e in particolare i quattro rifilati dal Parma. Ma qui lasciatemi dire di Stellone, uomo-partita sky, uomo-gol del Torino, una prestazione maiuscola, che premia chi l’ha richiamato dal limbo in cui era stato collocato, e condanna chi a suo tempo aveva pensato di giubilarlo, trasferendolo all’Ascoli(Chi ?). L’ex napoletano e reggino rifiutò la destinazione (e bene fece) e in questa fase così delicata ha regalato punti essenziali al Torino. Dico sempre la stessa cosa, nella speranza che arrivi alle orecchie di chi non vuol sentire: le squadre si costruiscono con raziocinio e se in casa c’è già un tesoretto, bisogna conservarlo e difenderlo. Per il resto ha sorpreso che il Toro abbia rischiato il tracollo proprio nel momento in cui Novellino poteva schierare il suo amato e canonico 4-4-2. Ma non a caso il calcio è imprevedibile, un paio di errori possono scompaginare qualunque modulo, e bene è stato per Novellino che la disperazione che l’ha preso, mettendo dentro tutte le punte che poteva, abbia prodotto buoni risultati. Rosina non è stato all’altezza e i guai del Toro contro il Parma sono nati da lì, ma da lì ,dal genietto fatto in casa ,il Toro deve ripartire per attrezzarsi meglio contro la Juve. La squadra di Ranieri metterà in campo tutta la rabbia che l’ha presa a Reggio, ma anche gli assenti che tornano con la missione dell’immediato recupero di punti. Si profila dunque una gara al calor bianco, senza esclusione di colpi, dove anche il pari non sarebbe gradito dall’una e dall’altra parte, ma che non mi sento di escludere. Difficile che con tanti riflettori addosso, qualcuno mediti di far recuperare alla Juve qualcosa del mal tolto(non mi sentirei però di escluderlo); più semplice che ci sia più attenzione, che ci dovrebbe essere sempre, ma su questo, a riferirlo a Collina e alla sua squadra (di arbitri), è come parlare nel deserto. Mi viene da sorridere, anzi da ridere (è la parola giusta) ricordando il battage e i lustrini che accompagnarono la sua designazione (sottratta ai meandri di Calciopoli, ma non è il caso di riparlarne qui) e le sue dichiarazioni programmatiche. Molti si illusero che fossero finiti, in tutti i sensi, i problemi arbitrali, al di là di possibili scivoloni veniali. La realtà è sotto gli occhi di tutti. Ma adesso gustiamoci il derby. Con o senza il fuoco che cova sotto e sopra la cenere, sarà comunque una partita di grande intensità. Novellino dovrà appellarsi al massimo di autocontrollo per non rischiare..di essere espulso : sarebbe un vero peccato!

Luciano Moggi
 
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