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Attualità di E. LOFFREDO del 11/05/2015 09:27:14
Cairo, coerenza da neanche un euro

 

Uno dei nuovi re della comunicazione in Italia non poteva non conoscere il principio elementare che per raggiungere immediatamente le masse è sufficiente stimolarle su argomenti nazional-popolari. E se vuoi raggiungere e arruffianarti la metà degli sportivi italiani non c'è niente di meglio che l'antijuventinismo.

Ci riferiamo a Urbano Cairo. Il presidente del Torino dopo i fatti dell'ultimo derby della Mole -la bomba carta che sarebbe stata lanciata dai tifosi bianconeri e il violento assalto al pullman della Juventus - anziché condannare la violenza di entrambe le frange ha pensato bene di assumere un profilo basso verso i tifosi del Toro (Link) e ha ricondotto eventuali censurabili gesta dei tifosi juventini alla rivendicazione della società bianconera dei due scudetti sottratti da calciopoli: «Dobbiamo abbassare tutti i toni, in primis i dirigenti delle società che devono essere un esempio per i loro tifosi. Faccio un esempio pratico: se è stato conclamato in vari gradi di giudizio che gli scudetti che hanno vinto sono 30 e ne espongono 32, il giudice sportivo dovrebbe squalificare quel campo o multarli. Che ti tipo di esempio dai, tu dirigente, ai tuoi tifosi, quando esponi una cosa che non è accaduta? Chiudere lo stadio magari no, ma per lo meno facciamo rimuovere i due scudetti in più. Anche al Toro negli anni 'venti fu revocato uno scudetto, perciò cosa facciamo? Metto anch'io otto scudetti?»

Posto che aspettiamo ancora una condanna da parte del presidente granata per il comportamento tenuto dentro e fuori dallo stadio da parte dei tifosi torinisti, Cairo nei giorni scorsi, a più di una settimana dal derby, è tornato a stimolare la pancia dei suoi. Riaccendendo la sua antipatia per i colori bianconeri (ma non bisognava «abbassare i toni, in primis i dirigenti delle società»?) ha dichiarato: «La Juventus? Non la tifo neanche in Europa. Le sentenze si rispettano, altrimenti anche il Toro ne avrebbe otto». Un suo illustre dipendente, Enrico Mentana, direbbe che sta "lisciando il pelo" a tutta la tifoseria anti-juventina d'Italia.

Ora secondo voi Cairo e il Torino FC si comportano coerentemente con quello che pretenderebbero dalla Juventus? No, certo che no. Siamo in Italia e, mancando forse anche un po' di memoria storica (come ricordato dallo stesso Cairo al Torino fu revocato lo scudetto del 1926/27), nessuno s'è preso la briga di farsi venire il dubbio. Dopotutto in qualsiasi discussione di calcio avendo una dichiarazione anti-juventina si può mettere il punto non accettandosi repliche.

Purtroppo per Cairo e per i tanti silenti e accondiscendenti mezzi di (dis)informazione internet non perdona, ci sono sempre persone che conservano dei ricordi o sono curiose. Capita così che un nostro follower ci abbia girato un'immagine dei festeggiamenti granata per l'ultima promozione dalla B (quindi sotto la presidenza Cairo) in cui sul pullman granata veniva sventolato un grosso scudetto con il numero otto. Siccome è prevedibile che qualcuno replichi che sarà stato un simbolo passato dai tifosi e ingenuamente esibito dai calciatori (secondo la logica di Cairo sarebbe comunque irresponsabile esporlo), facciamo presente che la seconda squadra torinese sul proprio sito internet non manca di ricordare e annoverare tra i propri trionfi la vittoria dello scudetto del '27 revocato dalla federazione.

Cairo pur di rivoltare la frittata ha voluto attribuire alle rivendicazioni juventine sui due scudetti juventini la genesi di episodi di violenza. Ha voluto fare la morale al prossimo, ma forse dovrebbe fare prima i conti con sé stesso. Anche perché se proprio vogliamo scendere nel merito delle rivendicazioni sugli scudetti revocati a entrambe le squadre torinesi, è da dire che sono pacifici i fatti che portarono giustamente alla revoca del 1927, e allo stesso modo sono stati smentiti tutti i presupposti della sottrazione che grazie a calciopoli è stata operata ai danni dei bianconeri (Moggi non parlava con gli arbitri, i rapporti con i designatori erano leciti e non esclusivi, i sorteggi erano reglari, le ammonizioni preventive un'invenzione, e il campionato per stessa statuizione dei giudici era regolare).




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