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Editoriale di N. REDAZIONE del 07/06/2023 09:42:05
I primi 100 anni della Juve.1934/35

 

Di A. Pavanello
Sezione III: Il Quinquennio. V ed ultima parte

Dopo un mondiale logorante, nella Juventus si assistette ad un inizio di cambio generazionale: il posto di Combi, ritiratosi, venne preso dal portiere di riserva Valinasso. Anche Caligaris fu meno presente. Dal Padova arrivò Foni.

La Juventus partì bene con tre vittorie consecutive, ma alla quinta giornata arrivò la prima sconfitta contro la Lazio, ove i bianconeri incassarono 5 gol.
Dopo una parziale ripresa, nuova caduta dei bianconeri contro il Bologna alla 9° giornata. Apparve chiaro che i bianconeri erano affaticati sia a causa del Mondiale ed dell’invecchiamento dei titolari. La concorrenza ne approfittò, specie la Fiorentina che, rinforzatasi durante l’estate, mostrò ambizioni da scudetto, e si era issata da sola alla testa della classifica già alla 6° giornata.
I bianconeri, tuttavia, riuscirono a riprendersi ed a non perdere più fino alla fine del girone di andata. La Fiorentina tuttavia mantenne inalterato il distacco, dopo lo scontro diretto che terminò 0-0 e che chiuse il girone.

Nel mese di febbraio ci fu l’avvicendamento abbastanza clamoroso, nel mese di dicembre di Carlo Carcano, sostituito dai dirigenti Bené Gola e Carlo Bigatto: su Carcano scese il silenzio, venato pure da gravi insinuazioni sulla sua vita privata…

Nel girone di ritorno, dopo due pareggi, i bianconeri inanellarono tre vittorie, tra cui spiccò il 6-1 contro la Lazio “La Juventus ritorna. Riappare il suo giuoco permeato di una tecnica semplice e perfetta; si riafferma il valore e la classe di alcuni suoi uomini che incidenti avevano menomato nelle loro possibilità” (La Stampa). Contro i biancocelesti segnò anche Orsi: fu l’ultimo gol con la maglia bianconera. Inquieto per le pieghe che stava prendendo la situazione internazionale, con l’Italia interessata alla conquista dell’Etiopia, ritornò in Argentina dopo la fine del mese di marzo. “Partì in sordina, l’ala delle meraviglie, restio agli addii e alle celebrazioni che in ogni caso sarebbero state una pura questione di forma. Ciò che aveva fatto vedere sui campi di calcio d’Europa era già di per sé un monumento” (Piera Callegari).

Nel frattempo, i bianconeri lottavano con Fiorentina ed Ambrosiana Inter per la conquista del titolo: finita la corsa solitaria dei viola alla 19° era ormai una corsa a tre.
Alla penultima giornata, i bianconeri vinsero con la Pro Vercelli, in una partita che, malgrado il risultato finale (3-0) si rivelò più complessa del previsto. La Juventus segnò solamente nella ripresa “per la Juventus ormai, tutta l’importanza dell’incontro di ieri si proietta su quello ultimo di domenica prossima a Firenze” (La Stampa). Infatti La Fiorentina, perdendo contro l’Alessandria, lasciò campo libero a Inter e Juventus per la lotta al titolo.

Nell’ultima giornata, la Juventus vinse proprio a Firenze, grazie ad un gol di Ferrari, mentre l’Inter perse contro la Lazio “…Diena a Gabetto e Gabetto a Ferrari, che ricompare ove nessuno se l’aspetta, solo davanti ad Amoretti. Gazzarri ed Amoretti convergono su di lui […] e Ferrari quasi perde la palla. Gliela rimette nei piedi proprio Gazzarri […] mentre Amoretti è già fuori di porta. E allora Ferrari fa l’inevitabile, sospinge la palla nella rete sguarnita. Piccole cause, grandi effetti. Quel pallone decide di otto mesi di lotta, attribuisce alla Juventus un nuovo campionato…” (La Stampa)
La Juventus è Campione d’Italia per la quinta volta consecutiva: un record che restò a lungo.
A fine stagione anche Cesarini, più o meno per gli stessi motivi del connazionale Orsi, tornò in Argentina.

In Coppa Europa centrale, i bianconeri affrontarono agli il Viktoria Pilsen, malgrado una gara d’andata finita in parità, il passaggio del turno fu assicurato grazie a Borel II e Ferrari, (vittoria per 5-1). L’Hungaria, avversario dei quarti, non costituì ostacolo insormontabile (3-1 per i bianconeri all’andata e 1-1 al ritorno).
In semifinale la Juventus si ritrovò con lo Sparta Praga, che già li eliminò en 1931 ed è qui che un tragico fatto sconvolse la preparazione della squadra: Edoardo Agnelli scomparve tragicamente.
Il 15 luglio infatti, il presidente artefice di tanti successi, moriva a causa di un incidente capitatogli su un idrovolante. La presidenza della Juventus venne presa da Giovanni Mazzonis, già collaboratore di Edoardo.
Lo choc per la Juventus fu tale che i giocatori non riuscirono a giocare con la giusta concentrazione e i padroni di casa s’imposero 2-0.
Nel match di ritorno, una Juventus vogliosa di riscatto e di rendere omaggio allo scomparso presidente, giocò una partita impeccabile e a lungo la qualificazione sembrò acquisita, quando il gol degli ospiti nel finale rinviò tutto allo spareggio.

A Basilea, dove si disputò la bella, purtroppo i bianconeri non ripeterono la precedente performance e subirono una pesantissima sconfitta; già sotto di tre gol alla fine del primo tempo (subendo peraltro due gol nel giro di due minuti), crollarono definitivamente nella ripresa; risultato: 5-1 e amaro ritorno in Italia.

L’edizione 1934/35 sarà la penultima, la Coppa Europa si giocherà ancora per un’edizione (1938) per poi scomparire.
Dopo la seconda Guerra Mondiale, nasceranno tre coppe europee:nel 1955 la Coppa dei Campioni, nel 1956 la Coppa delle Città diFiere (poi Coppa UEFA dal 1971) e nel 1960 la Coppa delle Coppe.

La rosa scudettata nel 1934/35 è:
Valinasso,Rosetta, Caligaris, Ramella, Gabetto, Cason, Ferrari, Diena, Varglien I, Varglien II, Bertolini, Borel, Foni, Cesarini, Monti, Orsi, Serantoni, Depetrini, Tiberti


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